Seminario autoformativo sul TTIP a 100celleAPERTE

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un trattato su commercio e investimenti che sta per essere firmato tra Europa e America. In questo trattato verranno ridefinite tutte le norme su lavoro, alimentazione, sicurezza, privatizzazioni, ovviamento solo a favore delle lobbies e degli Stati Uniti. Stanno ridefinendo le nostre vite e lo stanno facendo mantenendo il tutto segreto cosicché quando sarà attivato non potremo far altro che prenderne atto. Il TTIP è la morte dei diritti e non potrai far altro che rimpiangerli. Non permettere che decidano della tua vita! Informati! Ne parliamo a 100celleAPERTE insieme a Monica di Sisto (Fairwatch) e Alberto Castagnola (Comune-info) in un incontro autoformativo il giorno 11 gennaio 2015 dalle ore 18. Siamo tutt* invitati a partecipare. Sul sito: <http://100celleaperte.org/archivio-eventi3/50-internazionalismo/475-maltrattati-stop-ttip.html> Materiali nel sito della campagna Stop TTIP italia: <http://stop-ttip-italia.net/i-materiali/> Che cos’è il TTIP? “Transatlantic Trade and Investment Partnership” è un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziazione tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America che, decantando false opportunità economiche, di sviluppo, di aumento delle esportazioni e dell’occupazione mira a che le legislazioni di Stati Uniti ed Europa si pieghino alle regole del libero scambio stabilite da e per le grandi aziende europee e statunitensi. Il trattato coinvolge i 50 stati degli Stati Uniti d’America e le 28 nazioni dell’Unione Europea, per un totale di circa 820 milioni di cittadini. Si tratta dunque, non fosse altro che per il suo impatto globale potenziale, di un trattato di importanza storica. La questione della segretezza Va subito detto che si tratta di negoziati segreti accessibili solo ai gruppi di tecnici che se ne occupano, al governo degli Stati Uniti e alla Commissione europea. La questione della segretezza è stata e continua a essere uno dei maggiori punti di opposizione al trattato denunciato da molte e diverse organizzazioni sia negli Stati Uniti che nei paesi dell’Unione. Di cosa stiamo parlando L’obiettivo dichiarato dell’accordo è «aumentare gli scambi e gli investimenti tra l’UE e gli Stati Uniti». L’accordo dovrebbe agire quindi in tre principali direzioni: aprire una zona di libero scambio tra Europa e Stati Uniti, uniformare e semplificare le normative tra le due parti abbattendo le differenze non legate ai dazi, migliorare le normative stesse. Il trattato individua tre principali aree di intervento: 1. Accesso al mercato 2. Ostacoli non tariffari 3. Questioni normative 1. Accesso al mercato L’accesso al mercato riguarda merci, servizi, investimenti. Merci «con lo scopo comune di raggiungere una sostanziale eliminazione delle tariffe al momento dell’entrata in vigore dell’accordo». Sono previste misure per evitare la vendita di un prodotto sul mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita dello stesso prodotto sul mercato di origine e misure di salvaguardia «che consentano ad una qualsiasi delle parti di rimuovere, in parte o integralmente, le preferenze se l’aumento delle importazioni di un prodotto proveniente dall’altra parte arreca o minaccia di arrecare un grave pregiudizio alla sua industria nazionale». Servizi si prevede di «assicurare un trattamento favorevole per lo stabilimento sul territorio di società, consociate o filiali dell’altra parte. Imprese estere quindi saranno favorite per inserirsi in Italia e in Europa a discapito del nostro tessuto produttivo nazionale e aziende europee potranno partecipare a gare d’appalto statunitensi e viceversa. Investimenti Nel negoziato è previsto l’inserimento dell’arbitrato internazionale. Si tratta di un meccanismo che consente agli investitori di citare in giudizio i governi presso corti arbitrali internazionali. Se uno stato approverà una legge che vada contro gli interessi delle multinazionali sarà costretto a pagare pesanti multe. Lo stato dunque non potrà legiferare liberamente nell’interesse della sola popolazione. 2. Ostacoli non tariffari «rimuovere gli inutili ostacoli agli scambi e agli investimenti compresi gli ostacoli non tariffari esistenti, mediante meccanismi efficaci ed efficienti, raggiungendo un livello ambizioso di compatibilità normativa in materia di beni e servizi, anche mediante il riconoscimento reciproco, l’armonizzazione e il miglioramento della cooperazione tra autorità di regolamentazione». Le barriere non tariffarie sono misure adottate da un mercato per limitare la circolazione di merci. Non parliamo di dazi ma di limiti quantitativi, per esempio, come i contingentamenti (che consistono nel fissare quantitativi massimi di determinati beni che possono essere importati) o barriere tecniche e di standard (cioè di regolamento). Un esempio tra quelli più citati: negli Stati Uniti è permesso somministrare ai bovini sostanze ormonali, nell’UE è vietato e infatti la carne agli ormoni non ha accesso a causa di una barriera non tariffaria al mercato europeo. 3. Norme Una delle questioni più controverse riguarda la clausola ISDS (Investor-State Dispute Settlement). Prevede la possibilità per gli investitori di ricorrere a tribunali terzi in caso di violazione, da parte dello Stato destinatario dell’investimento estero, delle norme di diritto internazionale in materia di investimenti. Ci sono già molti casi a riguardo: nel 2012 il gruppo Veolia ha fatto causa all’Egitto perché la nuova legge sul lavoro del governo contravveniva agli impegni presi in un accordo (firmato) per lo smaltimento dei rifiuti; nel 2010 e nel 2011 Philip Morris ha utilizzato questo meccanismo contro l’Uruguay e l’Australia e le loro campagne anti-fumo; nel 2009 il gruppo svedese Vattenfall ha citato in giudizio il governo tedesco chiedendo 1,4 miliardi di euro contro la decisione di abbandonare l’energia nucleare. Le aziende potrebbero insomma opporsi alle politiche sanitarie, ambientali, di regolamentazione attivate nei singoli paesi reclamando interessi davanti a tribunali terzi, qualora la legislazione di quei singoli paesi riducesse la loro azione e i loro futuri profitti. Cosa stiamo rischiando? Aumento della dipendenza dal petrolio, perdita di posti di lavoro per la scomparsa delle norme sulla preferenza nazionale in materia di forniture pubbliche, assoggettamento degli stati a un diritto fatto su misura per le multinazionali. E ancora… – L’eliminazione delle barriere che frenano i flussi di merci renderà più facile per le imprese scegliere dove localizzare la produzione in funzione dei costi, in particolare di quelli sociali. Sono minacciati quindi i diritti fondamentali dei lavoratori. – L’agricoltura europea, frammentata in milioni di piccole aziende, finirebbe per entrare in crisi se non venisse più protetta dai dazi doganali, soprattutto se venisse dato il via libera alle colture OGM – Il trattato avrebbe conseguenze negative anche per le piccole e medie imprese, e in generale per le imprese che non sono multinazionali e che con le multinazionali non potrebbero reggere la concorrenza. – I principi su cui sono basate le leggi europee sono diverse da quelli degli Stati Uniti. In Europa vige il principio di precauzione (l’immissione sul mercato di un prodotto avviene dopo una valutazione dei rischi) mentre negli Stati Uniti per una serie di prodotti si procede al contrario. Oltre alla questione degli OGM, parliamo anche dell’uso di pesticidi, dell’obbligo di etichettatura del cibo, dell’uso del fracking per estrarre il gas della protezione dei brevetti farmaceutici, ambiti nei quali la normativa europea offre tutele maggiori. – I negoziati sono orientati alla privatizzazione dei servizi pubblici. Sono a rischio settori come l’acqua, l’elettricità, l’educazione e la salute che sarebbero esposti alla libera concorrenza. – Le disposizioni a protezione della proprietà intellettuale e industriale attualmente oggetto di negoziati potrebbero minacciare la libertà di espressionesu internet o privare gli autori della libertà di scelta in merito alla diffusione delle loro opere.

Segreteria E.R. G.A.S.
Economie Ribaltate – Gruppo d’Acquisto Solidale
http://www.100celleaperte.org/ergas.html

Dr. Sankara

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